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Stranger Things è finito. Avremo nostalgia della nostalgia?

  • Immagine del redattore: Noemi Bonacina
    Noemi Bonacina
  • 2 gen
  • Tempo di lettura: 5 min

Il 31 Dicembre 2025, mentre la maggior parte delle persone si stavano preparando per festeggiare l'ultimo giorno dell'anno, io e molti altri fan di Stranger Things stavamo aspettando le 2 di pomeriggio per poter vedere quale sarebbe stato il destino dei 4 bambini in bicicletta, fissati con Dungeon & Dragons, e della ragazzina con la testa rasata che si chiamava come un numero primo.


Stranger Things ha avuto un forte impatto culturale nel mondo dei fan seriali del 21esimo secolo. É una delle serie TV più guardate su Netflix negli ultimi dieci anni. Nolenti o volenti tutti quanti ne abbiamo visto almeno un episodio, e anche chi non l'ha fatto, quando sente nominare il titolo della serie, conosce almeno in generale di cosa parla.


Io devo ammettere di aver leggermente perso interesse dopo la seconda stagione. Come tante serie di Netflix, nel corso dei vari episodi, dopo la fine della prima stagione che rimarrà per sempre iconica, ha iniziato ad avere alcune lacune temporali e l'aggiunta di certi filoni narrativi che approfondivano i personaggi potevano anche essere evitati. Ma le singole opinioni non contano, perché è innegabile che la storia di Hawkins abbia conquistato tutti, dai più giovani agli adulti, tanto che in america l'ultima puntata è stata proiettata in molte sale cinematografiche, per permettere ai fan di vivere al meglio l'esperienza del finale.


Non commenterò le scelte narrative, non elencherò le cose che mi sono piaciute e quelle che invece mi hanno fatto storcere il naso o ridere un po' imbarazzata. Ogni sceneggiatore cerca di portare sul piccolo schermo ciò che crede possa dare giustizia ai propri personaggi e creare un mondo che abbia senso per loro e per la maggior parte dei fan. Quello che farò è però sottolineare 5 elementi che mi hanno sempre fatto tornare a cliccare "Guarda ora", ogni volta che usciva una stagione nuova di questo show.


  1. La nostalgia per gli anni '80, anche se non ero ancora nata.

Ebbene sì. Credo che il punto di forza di questa serie televisiva sia stata la capacità dei suoi creatori di catapultare un pubblico che molto probabilmente non ha mai vissuto in prima persona quegli anni in un'atmosfera di pulsante nostalgia e continui riferimenti storici e culturali che hanno dato spessore alla storia, ai personaggi e alla città di Hawkins. Dai vestiti dei quattro protagonisti, ai capelli di Steve Harrington o di Nancy nell'ultima stagione. La sala dei giochi in cui passano i giorni estivi Will e i suoi amici, il centro commerciale come luogo di ritrovo per i giovani, l'iconicità della high school americana che molti italiani vorrebbero poter vivere. Ogni stagione ci faceva vivere quei luoghi che non abbiamo mai potuto abitare nella nostra adolescenza o nella nostra infanzia, riuscendo così a farci invidiare anche solo parzialmente i nostri genitori.


  1. La colonna sonora. Co-protagonista e a volte anche strumento narrativo.

La musica degli anni '80 è ciò che ha reso ancora più irresistibile il mondo di Stranger Things. Ogni momento decisivo era segnato da un pezzo iconico di quel periodo. Per un'appassionata come me di quel genere musicale non erano canzoni sconosciute, ma per molti giovani è stata anche un'occasione per aggiungere nelle proprie playlist su Spotify canzoni come Never Ending Story, Whip It e ovviamente Running Up That Hill.

Mai Kate Bush è stata così famosa: dopo la quarta stagione, in cui Max utilizza questa canzone come vera e propria coperta di Linus, abbiamo capito come la musica possa essere uno potente strumento narrativo e a volte anche un'arma che aiuta a proteggerci.


  1. Il cast. Crescere con gli attori.

Così come molti di noi sono cresciuti con Harry Potter e abbiamo visto Daniel Radcliffe crescere anno dopo anno, anche in questi 10 anni che sono passati dalla prima stagione all'ultimo episodio, abbiamo potuto crescere assieme a Mike, Will, Dustin, Lucas e Undici. Sapere che gli attori in realtà ora hanno quasi trent'anni e alcuni di loro sono addirittura sposati e con figli potrebbe stimolare pianti isterici in qualcuno di noi, ma in ogni caso... É sicuramente un'esperienza particolare vedere come gli attori siano evoluti, cambiati, cresciuti. Con i lati positivi e i lati negativi di questo cambiamento, che ora non commenterò.


  1. Le relazioni, le ships, le rotture e le delusioni.

Non so voi, ma io quando vedo una serie TV, inevitabilmente, finisco per shippare due o più personaggi. Credo che trovare conforto in un rapporto tra due personaggi ben scritti sia una specie di terapia, ma sorvoliamo su questo tema. In ogni caso, in questa serie TV ci sono state diverse ship che mi hanno fatto sospirare e arrossire. Ma l'originale è sicuramente quella tra Nancy e Jonathan. Dite quello che volete, ma io ho sempre pensato che il modo in cui gli scrittori hanno fatto evolvere il loro rapporto sia stato molto naturale e anche realistico. Tuttavia, non fatico ad ammettere che l'arco narrativo di Steve è stato il più apprezzabile e per questo mi è dispiaciuto che non abbia avuto una controparte femminile. Anche se il suo rapporto con Robin sembrava poter dare una qualche scintilla, ovviamente non poteva dare la stessa soddisfazione che mi ha dato la relazione tra Jonathan e Nancy.


  1. L'evoluzione dei personaggi. Nel bene e nel male.

In cinque stagioni sono successe molte cose e alcuni personaggio sono letteralmente diventati l'opposto di quello che erano all'inizio. Come in ogni serie televisiva, ci sono personaggi che hanno avuto un percorso positivo e ben raccontato e alcuni che invece si sono persi nel corso delle puntate. Devo ammettere che ci sono stati alcune sviste in questa serie, specialmente nell'ultima stagione. Forse per la fretta di voler dare una conclusione a tutto e di approfondire alcune tematiche importanti per la costruzione del mondo narrativo, sono stati lasciati indietro alcuni personaggi. Per esempio, mi dispiace che Mike, da protagonista, sia stato un po' messo in secondo piano, così come Lucas e Max, lasciata nel Sottosopra per troppo tempo forse. Però, devo sottolineare anche quei percorsi narrativi che mi hanno soddisfatto. Primo fra tutti Will. Non tanto per il coming out (per quanto sia stato un momento importante e emotivamente apprezzato), ma per il fatto che gli abbiano dato un modo per riprendere il controllo di sé stesso e della sua storia. Il suo potere gli ha dato la possibilità di uscire dalla paura che lo aveva bloccato per tanto tempo nelle prime stagioni. Un altro personaggio che mi è piaciuto, come ho già accennato, è stato Steve. Da ragazzo stereotipo, il belloccio popolare del liceo, è diventato un punto di riferimento per molti degli altri protagonisti, dimostrando di avere un animo sensibile e coraggioso. La stessa Undici nell'ultima stagione mi ha stupito, nonostante la recitazione di Millie Bobby Brown (ora Bongiovi) che devo ammettere non sia assolutamente la mia attrice preferita. In ogni caso, i personaggi in questa serie TV non sono rimasti immobili, sono cambiati, sono diventati diversi e a volte mi hanno anche innervosito per alcune loro scelte e alcuni comportamenti. Ma anche questo è il bello delle storie: il conflitto.


In poche parole, quindi, anche se non era più tra le mie serie tv preferite, Stranger Things è riuscito a farmi piangere nel momento in cui la porta dello scantinato di Mike Wheeler si è chiuso per l'ultima volta.


 
 
 

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